Una panoramica sull’industria italiana del fico e sulla filiera cosentina

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All’interno delle attività organizzate per il quinto Simposio internazionale sul fico, evento scientifico che si tiene ogni quattro anni sotto l’egida dell’International Society for Horticultural Science (ISHS), il 4 settembre scorso a Cosenza, in Calabria, ha avuto luogo il workshop “The fig industry in the world“, seguito poi nei giorni successivi da un post-congress tour nelle aree della DOP “Fichi di Cosenza”.

Scelta del luogo ragionata, in quanto la fichicoltura della provincia di Cosenza ha avuto un passato glorioso e ha rappresentato per oltre due secoli una delle più importanti filiere produttive del panorama frutticolo italiano. “Ospitare l’evento in Calabria – ha dichiarato Klaus Algieri, presidente della Camera di Commercio di Cosenza dove si è tenuto il workshop – costituisce motivo di orgoglio e di soddisfazione per tutti coloro che si sono impegnati nel percorso di recupero e di valorizzazione della filiera Fichi di Cosenza e ci consente di guardare al futuro con maggiore entusiasmo”.

L’industria del fico in Italia
Il fico in Italia ha tradizioni culturali molto antiche. “Per i Romani era una pianta sacra e ne amavano i frutti, come testimoniano alcuni dipinti”, ha spiegato Rocco Mafrica (nella foto qui sotto) del Dipartimento di Agraria dell’Università di Reggio Calabria.

Secondo i dati FAO, nell’ultimo trentennio si evince chiaramente che la superficie coltivata a fico in Italia è diminuita di oltre l’80%. “Da una posizione importante a livello mondiale – settima nel 1983 – l’Italia è scesa alla 17ma nel 2013”.


Da quasi 45.000 tonnellate del 1983, la produzione italiana di fichi è passata a poco più di 11.000 ton del 2013.

“Osservando i dati sull’import-export – ha continuato Mafrica – si nota che l’Italia è una buona esportatrice di fichi freschi, mentre importa notevolissime quantità di fichi essiccati. I fichi freschi vengono principalmente esportati verso Paesi europei, quali Francia, Austria, Germania, Belgio e Gran Bretagna. Per quanto riguarda l’import di fichi secchi, questi vengono acquistati per il 78% dalla Turchia e, in piccola parte, anche dalla Grecia”.

Dai dati dell’ultimo censimento dell’agricoltura si può osservare che gran parte della superficie investita a fico in Italia si trova nelle regioni meridionali; in Calabria, Campania e Puglia, infatti, si trovano i tre quarti dell’areale totale italiano.

Le tre regioni, tuttavia, si diversificano per la tipologia dei frutti prodotti. “Mentre la Puglia si contraddistingue essenzialmente per produrre fichi destinati al mercato del fresco, fioroni innanzitutto – ha proseguito Mafrica nella sua presentazione – Calabria e Campania si caratterizzano per produrre frutti in prevalenza destinati all’essiccazione e concentrano la maggior parte della superficie coltivata in aree ben definite: le province di Cosenza e di Salerno, rispettivamente”.

L’elevata qualità del prodotto nonché le antiche tradizioni colturali e culturali hanno consentito a questi territori di ottenere da parte della Comunità europea il riconoscimento della Denominazione di origine protetta (DOP) per il Fico bianco del Cilento e i Fichi di Cosenza.

In ambito varietale, l’Italia possiede un patrimonio genetico ricco e variegato. Le varietà si differenziano in funzione di: destinazione (consumo fresco o essiccazione); tipologia di produzione (quelle che producono prevalentemente fioroni o quelle che producono prevalentemente fichi veri); necessità di impollinazione (varietà caprificabili o con sviluppo partenocarpico dei propri frutti); calendario di maturazione.

Il calendario di raccolta dei fichi è estremamente ampio e intercetta circa sette mesi, dalla metà del mese di giugno fino a dicembre. “Le principali varietà coltivate in Italia e che producono prevalentemente fioroni sono Columbro bianco e nero, Melenzana e Petrelli – ha spiegato Mafrica – Le cultivar che producono prevalentemente fichi veri sono Dottato, Brogiotto bianco e nero e Troiano. Riguardo ai sistemi colturali, quelli tradizionali, in forte diminuzione, convivono con i moderni che aumentano in maniera evidente. La raccolta è manuale e si diversifica a seconda della destinazione d’uso dei frutti”.

“Per un ulteriore sviluppo della filiera – ha concluso Mafrica – sono necessarie ricerche che consentano di conoscere e valorizzare il patrimonio genetico autoctono, nonché migliorare la gestione degli impianti. Appare inoltre importante approfondire gli aspetti legati alla conservabilità del prodotto, poiché questa potrebbe consentire di ampliare i mercati del fresco e puntare anche a Paesi più lontani”.

La filiera Fichi di Cosenza
“La coltivazione di fichi in terra di Calabria ha radici antiche – ha spiegato Angelo Rosa (foto sotto), presidente del Consorzio Fico Essiccato del Cosentino – La pianta di fico giunse nella nostra Regione probabilmente al tempo della Magna Grecia. Per secoli molto fiorente, la coltivazione ha subìto un forte declino nel secondo dopoguerra, fino a rischiare l’abbandono alla fine degli anni Novanta”.

“Nell’estate del 2000, momento di massimo declino della coltivazione, su iniziativa dell’Agenzia regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese, del Gal Valle del Crati e di alcuni imprenditori del settore è cominciato un percorso di rivitalizzazione della filiera che ha portato all’aumento delle superfici coltivate, al recupero del reddito, all’ottenimento della normativa di tutela europea e alla nascita del Consorzio che presiedo. Grazie anche ai nuovi impianti, molti dei quali già in produzione, attualmente la provincia di Cosenza è la maggiore produttrice di fichi essiccati a livello nazionale”.

“L’importanza storica ed economica dei fichi nella provincia di Cosenza – ha continuato Rosa – deriva unicamente dalla varietà Dottato che, fin dal suo insediamento e sotto condizioni pedoclimatiche favorevoli, si è differenziata profondamente dal ceppo originario, tanto da essere considerata una nuova varietà”.

Allo stato fresco, il fico Dottato si presenta di forma ovoidale, tendente al globoso; l’ostiolo è per lo più semiaperto, circondato da anello verde che con la maturazione tende al marrone. La buccia, inizialmente verde paglierino, diventa giallo-verdastra. Il succo è poco denso, ma in fase di maturazione fuoriesce talvolta dall’ostiolo sotto forma di goccia. Il sapore è dolce mielato. Gli acheni, piccoli e sterili, sono relativamente pochi e non si avvertono durante la masticazione.


(Foto: Pagina Facebook Fichi di Cosenza DOP)

“A Cosenza – ha affermato Rosa – i frutti di questa varietà sono una specialità gastronomica e rappresentano la più tradizionale eccellenza agroalimentare del territorio. Sono apprezzati e ricercati a livello nazionale e all’estero per le loro caratteristiche nutrizionali, gustative e merceologiche. Al fico di questa provincia è connessa un’attività economica, prettamente artigianale, legata al prodotto essiccato. Buona parte della produzione è infatti lavorata localmente da numerose aziende che, nel rispetto dell’antica tradizione, elaborano manualmente e con grande maestria numerose tipologie di prodotti da forno: crocette, trecce, coroncine, salami di fico, montagnoli, solo per citarne alcuni”.

Il presidente del Consorzio ha poi rimarcato i passaggi – molto difficoltosi a suo dire – per il riconoscimento della DOP. “L’istanza, inoltrata al Ministero il 7 gennaio 2004, ha ottenuto un responso positivo dalla Commissione europea soltanto il 22 giugno 2011”.
Autore: Maria Luigia Brusco
Repost – Copyright: www.freshplaza.it

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